Nel mio articolo sulle life skill a scuola terminavo con un appello agli insegnanti che già usano questo approccio nel loro insegnamento a inviarmi qualche testimonianza.
Sono arrivati altri spunti preziosi da Elena Crotta insegnante presso la scuola primaria statale Giosuè Carducci di Lecco.

Sentite come inizia la giornata coi suoi ragazzi.

LE PICCOLE COSE BELLE (Dalla classe prima)
Invito i bambini a chiudere gli occhi, poi prendo tra le mie mani i cimbali o il koshi, uno strumento che emette un suono particolare che invita a rilassarsi. Poi li invito a pensare a “una piccola cosa bella” della loro vita, qualcosa che li aiuti a sorridere, a stare bene, a essere felici.
A questo momento partecipo sempre anche io (fa bene anche a me).
Può essere un oggetto, una persona, un animale, un luogo o un’esperienza.
La nostra piccola cosa bella la diremo nella nostra mente e poi, quando sarà il nostro turno, la diremo a voce alta per condividerla con i compagni. La terremo con noi per tutta la giornata e, se ci accadrà qualcosa di spiacevole o che ci farà arrabbiare o rattristare, andremo a recuperarla nella mente e nel cuore e la terremo nuovamente con noi.
La durata di questa attività è di 10 minuti.
Questo momento a volte viene richiesto dagli alunni, anche quando non è previsto; piace e li aiuta a rimanere sereni.

Altre volte inizia così:

RIDERE È BELLO! (Dalla classe prima)

“Oggi iniziamo la giornata ridendo, perché ridere fa bene!”
Dico così e invito quattro alunni a raccontare una barzelletta ai compagni; a turno tutti avranno questa possibilità.
Al termine anche io racconto una barzelletta ai miei alunni, poi invito tutti a fare una bella risata insieme e dopo si inizia il lavoro.

Un’altra attività che tocca uno dei punti più importanti che avevo esposto fra le competenze da insegnare per la vita, è l’ascolto delle emozioni.

Elena la chiama Ascolto il mio cuore e la propone in tutte le classi con modalità diverse quando sente che è il momento più adatto.

Sempre usando il suono dei cimbali o del koshi, invito gli alunni a chiudere gli occhi e ad ascoltare il loro cuore per capire quale sentimento o emozione provano.

Passando tra i banchi con il suono dei miei strumenti mi esprimo così:
“Questa mattina ascoltiamo il nostro cuore che ha sempre qualcosa da dirci.
Stamane lo ascolto sentendo quale sentimento vi è nascosto, quale emozione mi vuole suggerire.
Ogni sentimento, ogni emozione è importante, sia ciò che mi dà gioia sia ciò che mi da tristezza o che mi fa paura. Tutto ciò che sentiamo nel cuore fa parte di noi, fa parte di me e per questo è molto importante.
Quando il suono del Koshi terminerà, a turno potrete dire il sentimento che provate e, se vorrete, potrete dire perché. Se qualcuno non volesse spiegare ai compagni perché prova quel sentimento dirà : ”personale” e si proseguirà il giro.”

Elena continua per un po’ a girare fra i banchi suonando delicatamente il koshi poi invita ad aprire gli occhi e a iniziare la condivisione.

Nei materiali che mi ha inviato dà vari esempi, simpatici e toccanti, di quello che dicono i bambini. Quando di alcuni sentimenti dicono “personale” – e di solito sono sentimenti disturbanti – se li appunta e poi durante la giornata cerca di avvicinare i bambini e di capire perché prova tristezza o paura. Sapere le sofferenze o le paure di un bambino è fondamentale per una maestra, perché può essere più attenta e stare maggiormente accanto al suo/a alunno/a.

E anche a questa attività partecipa anche la maestra  dicendo a voce alta il suo sentimento, nella verità; può essere di gioia, tristezza o preoccupazione e anch’essa dice “personale” se non ritiene opportuno spiegare agli alunni le motivazioni dei suoi sentimenti.

E solitamente termina così:

“Abbiamo sentito che oggi qualche compagno è triste o preoccupato o ha paura. Cerchiamo di avere per lui/lei qualche gesto particolare di amicizia, di attenzione e di tenerezza, così lo aiuteremo a stare un pochino meglio”

Un’altra attività che ho molto apprezzato aiuta i bambini a sdrammatizzare gli insuccessi e ad avere fiducia in se stessi.

IO SONO – IO POSSO – IO HO

Diciamo che questo è il mantra che ripetiamo spesso per ricordarci che ciascuno di noi ha immense potenzialità…IO SONO un ragazzo/a capace, che se vuole sa fare con impegno, ecc….

IO POSSO realizzare ciò che è importante per me, ciò che gli adulti che mi vogliono bene mi suggeriscono, ecc

IO HO molte doti, potenzialità forse nascoste che attendono di emergere, ho tanti doni per cui essere grato ecc…

Elena ha fatto fare uno stampino apposta con questo mantra che utilizza soprattutto quando le verifiche non vanno molto bene o quando qualcuno è particolarmente sconsolato. Sulle verifiche non mette la valutazione negativa ma il timbro del mantra, per ricordare che l’errore ci aiuta a potenziare le conoscenze che già abbiamo e per ricordare anche che ciascuno può recuperare perché ha tutte le capacità per farlo.

Pensiamo quanto bene possono fare ai ragazzi queste modalità, che sono semplici in fondo e non portano via tempo, anzi mettendo i ragazzi a proprio agio ottimizzano l’apprendimento.

Infatti, come dice Elena :

IMPARO… SE STO BENE Spero che l’esperienza di Elena possa contagiare qualche altra/o insegnante di buona volontà!

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